Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità

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 L'Albero di Padì:
struttura e benefici del percorso*

Estratto dall'articolo "Come è possibile parlare di dolore, sofferenza, e cure palliative ai bambini e agli adolescenti" di Amanda Castello, Maria Lavezzi, Silvia Repetti, Lucia Tagliaferri, Francesca Volta pubblicato sulla Rivista Italiana di Cure Palliative, Ricp, n.2 estate 2005

L’albero di Padì si sviluppa ispirandosi allo schema ad alberatura:
come la quercia, anche PADì ha un tronco comune che è parlare di dolore, sofferenza, morte, morire, cure palliative e hospice.

Alla fine del tronco vi sono i rami principali:

 l’integrazione della struttura hospice nella comunità,
 la sensibilizzazione alle cure palliative,
 la difesa della qualità di vita del malato inguaribile
 la promozione del volontariato di accompagnamento,
 lo sviluppo di una rete di assistenza domiciliare,
 lo sviluppo di un approccio più umano nei confronti dell’anziano...

 

 

I ramoscelli della quercia corrispondono ai benefici che il percorso cerca di favorire a livello individuale e cioè: 

 trovare una soluzione ai conflitti interni: condividendo emozioni legate ad esperienze di sofferenza, si ha l’occasione per soffermarsi su vissuti non elaborati ed iniziare così un cammino verso l’accettazione.

Scoprire un nuovo modo di porsi in relazione: il professore segue tutto il percorso e partecipando alle diverse attività proposte, ha l’occasione di sperimentare nuove modalità di relazione con il gruppo classe.

Mostrandosi disponibile alla condivisione di intimi vissuti, raccontando episodi della sua vita, esprimendo emozioni anche intense, alimenta un rapporto di fiducia con gli alunni che lo riconoscono non soltanto nel ruolo di insegnante, ma anche di figura come riferimento nella loro crescita individuale.

Capire e vivere la forza del gruppo: il gruppo è una risorsa importante per confrontare le esperienze, esprimere i dubbi e le domande. Il gruppo diventa una forza che sostiene, incentiva e protegge. Succede spesso, che al gruppo vengano fatte confidenze preziose. In questo caso, esso diventa depositario di storie di vita.

Neutralizzare gli effetti negativi quando all’interno della classe esistono dei sottogruppi: quando il gruppo acquista un’identità, si crea l’anima, l’armonia e la fusione. I piccoli gruppi, che possono avere effetti disgreganti, in questo modo, vengono neutralizzati.

Incentivare la fiducia e l’autostima: i ragazzi più timidi e insicuri riescono ad acquistare più fiducia in se stessi e ad esprimere la loro opinione nel gruppo.

Condividere i problemi individuali per trovare una soluzione di gruppo: il gruppo aiuta a trovare nuove risposte e ad inventare strategie per risolvere un problema che affligge un suo membro. Il problema del singolo diventa comunitario.

Promuovere uno spirito solidale: la compartecipazione dei vissuti sviluppa ed incentiva il senso di appartenenza. I gruppo si sente legato da un filo comune il cui denominatore è la sofferenza. Ciascuno si sente meno solo e prova solidarietà verso gli altri.

Non abbiamo ancora avuto l’occasione di verificarlo attraverso una ricerca ad hoc, ma si può supporre che PADÍ riesca a neutralizzare anche situazioni di bullismo che, a volte, si manifestano nelle classi.