Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità

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La gestione delle emozioni

“Le emozioni: un potente strumento terapeutico
o un’arma a doppio taglio?”

Proviamo ad immaginare di alzarci una mattina e di non provare alcuna emozione e di proseguire il resto della giornata nella medesima situazione.

Risulta alquanto difficoltoso porsi in una simile condizione, potremmo affermare che si tratta di un’impresa impossibile. Le emozioni infatti sono parte integrante della nostra vita, colorano l’esistenza umana con sfumature più o meno intense.

Eppure capita spesso di reprimere le emozioni, specialmente quelle che oggi vengono per lo più considerate negative come la paura, la tristezza, la malinconia.
Alla repressione si aggiunge poi il tentativo di celare la loro manifestazione soprattutto se essa avviene in pubblico. Ecco allora che ci si sforza di non piangere o si risponde alla classica domanda “Buongiorno, come sta?” con affermazioni non veritiere del tipo “Bene, grazie! E Lei?”, quando in realtà il proprio sentire è ben lontano o addirittura contrario alle parole appena pronunciate.

Se poi le emozioni sono legate a vissuti di malattia o al tabù dei giorni nostri, cioè la morte, la negazione della componente emotiva diviene una costante, quasi una regola condivisa.

Su questi e su altri temi ancora si  confrontano infermieri, operatori socio sanitari, fisioterapisti, psicologi, persone che hanno affrontato o affrontano una malattia grave, in prima persona o quella di un proprio caro, e persone comuni durante il corso “La gestione delle emozioni”  che l'A.R.T. propone  nel periodo estivo presso la sua sede, a La Bagnata di Bettola.

“Si tratta di un corso che l’A.R.T. realizza da oramai sette anni” spiega la dr.ssa Amanda Castello, fondatrice dell’associazione, formatrice in cure palliative, counselor simonton, EFT expert, ideatrice e docente del percorso formativo, ed ogni volta gli iscritti sono talmente numerosi da dover aggiungere altre date per offrire a tutti l’opportunità di vivere questo momento di scambio. Il successo dell’iniziativa è la prova dell’urgente bisogno di riappropriarsi della componente emotiva, così difficile da gestire”.

“Quando si vive una malattia grave o inguaribile si rischia di essere travolti da una tempesta emotiva” dichiara Lucia Tagliaferri, tutor del corso
“la paura, l’ansia, la disperazione avviluppano i cuori e le menti dei protagonisti, accompagnandoli nelle diverse tappe della delicata vicenda”.

Il corso è costituito da momenti di scambio di esperienze, riflessione e discussione di casi, esercizi di rilassamento e di visualizzazione.

Al momento dell’iscrizione mi aspettavo il classico corso con illustrazione di teorie e proposte di strumenti”, racconta una partecipante, "non è stato così ed ora sono molo soddisfatta dell’esperienza vissuta. Mi sono resa conto di come non sia possibile riuscire a gestire le emozioni altrui se prima non si è imparato ad entrare in contatto con le proprie. Per farlo non è sufficiente leggere e studiare, bensì vivere sulla propria pelle che cosa significa comunicare le proprie sensazioni, anche quelle più intime, in un clima di accoglienza, di ascolto e di comprensione”.

 

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